Annunci69.it è una Community rivolta ad un pubblico adulto e maggiorenne.
Puoi accedere solo se hai più di 18 anni.

SONO MAGGIORENNE ESCI
Racconti Erotici > bdsm > Barista Sottomessa 19 – Marchiatura a fuoco
bdsm

Barista Sottomessa 19 – Marchiatura a fuoco


di MarquisDeLaPhoenix
23.06.2026    |    205    |    0 8.7
"«Senti come brucia il tuo marchio mentre ti sfondo, puttana? Ora sei marchiata per sempre..."
Sara aveva ventiquattro anni e un corpo che ormai apparteneva completamente al suo Padrone. Capelli mori corti e spettinati alla Dua Lipa, fisico atletico da runner, gambe lunghe e toniche, vita stretta e quel culo alto, rotondo e sodo che lui aveva marchiato, riempito e usato in tutti i modi possibili. Ma quella sera, nella stanza delle torture privata, sarebbe successo qualcosa di definitivo.
L’aria nel seminterrato della cascina isolata era fredda e pesante, impregnata dell’odore di pietra umida, cuoio e carbone ardente. Le luci rosse soffuse illuminavano gli strumenti appesi alle pareti e il braciere acceso in un angolo, dove un ferro da marchiatura brillava già di un rosso intenso.
Il Padrone la fece entrare per prima. Sara indossava solo un impermeabile nero lungo, sotto il quale era completamente nuda, come lui le aveva ordinato. Appena varcata la soglia, lui le tolse l’impermeabile con un gesto lento e possessivo, lasciandola nuda al centro della stanza.
«Stasera non ci saranno giochi leggeri, Sara. Stasera ti marchio per sempre. La Fenice brucerà sulla tua carne. Sarai mia in un modo che nessuno potrà mai cancellare.»
Sara sentì un brivido violento percorrerle la schiena. I capezzoli le si inturgidirono all’istante per la paura e l’eccitazione mescolate. Abbassò lo sguardo e rispose con voce tremante ma decisa:
«Sì, Padrone… marchiami. Voglio portare il tuo simbolo sulla pelle per sempre.»
Lui non perse tempo. La condusse verso il robusto tavolo di legno rinforzato al centro della stanza. La fece sdraiare a pancia in giù sul legno freddo. Prima le bloccò i polsi con cinghie di cuoio spesso agli anelli laterali, poi le divaricò brutalmente le gambe, legandole le caviglie in modo da lasciarle il culo completamente esposto e sollevato. Una cinghia larga le schiacciò la vita contro il tavolo, un’altra sotto il petto le premette i seni sodi contro il legno. Infine le infilò un grosso cuscino sotto il bacino, alzando il suo culo perfetto ancora più in alto, offerto come un trofeo.
Sara era totalmente immobilizzata. Respirava affannosamente, il cuore che le martellava nel petto.
Il Padrone le infilò tra i denti un morso di cuoio spesso e lo strinse forte dietro la testa.
«Mordi più forte che puoi, troia. Urlerai come non hai mai urlato.»
Le versò una generosa quantità di lubrificante gelido tra le natiche, poi prese un plug anale nero, lungo e molto spesso, e lo spinse dentro di lei con un movimento deciso e profondo. Sara gemette forte intorno al morso mentre il silicone la dilatava senza pietà, riempiendola completamente. La base larga rimase premuta tra le sue natiche toniche.
Il Padrone si avvicinò al braciere. Prese il ferro: una fenice stilizzata con le ali spiegate, dettagliata e crudele, larga quasi nove centimetri. La punta era di un arancione-bianco accecante.
Tornò da lei. Le accarezzò lentamente la natica destra, proprio sotto la curva del gluteo, nel punto perfetto dove il marchio sarebbe stato visibile quando l’avrebbe presa da dietro, ma ancora copribile dai jeans stretti al bar.
«Questo è il momento, Sara. Respira profondamente.»
Posizionò il ferro rovente sulla sua carne morbida e delicata.
SSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSSHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH
Il suono della pelle che bruciava fu terribile. Il ferro premette con forza per otto lunghissimi secondi. Sara urlò selvaggiamente nel morso, un urlo strozzato e animalesco che riempì tutta la stanza. Il dolore fu devastante: un fuoco puro, lancinante, che le trapassava la natica e si irradiava in tutto il corpo come lava liquida. Il suo fisico atletico si tese con violenza contro le cinghie, i muscoli delle gambe e della schiena che tremavano incontrollabilmente. Le lacrime le colavano copiose sul viso, la saliva sgocciolava dal morso, il plug nel culo vibrava per gli spasmi violenti del suo corpo.
L’odore acre di carne bruciata impregnò l’aria. Il Padrone ruotò leggermente il ferro per imprimere ogni dettaglio della Fenice, assicurandosi che il marchio fosse perfetto e profondo.
Quando finalmente tolse il ferro, sulla natica destra di Sara brillava un marchio rosso vivo, gonfio e lucido: la Fenice con le ali spiegate, un simbolo di rinascita e di assoluta proprietà.
Sara singhiozzava e tremava, il respiro rotto, il corpo madido di sudore.
Il Padrone non le diede tregua. Estrasse il plug con uno schiocco osceno e, senza alcuna pietà, le affondò il cazzo duro e spesso fino in fondo nel culo ancora dilatato. Il calore bruciante del marchio fresco premeva contro il suo bacino a ogni spinta.
Iniziò a incularla con colpi lenti ma profondi, godendo delle contrazioni spasmodiche del suo retto intorno al membro.
«Senti come brucia il tuo marchio mentre ti sfondo, puttana? Ora sei marchiata per sempre. Questo culo è mio. La Fenice lo dimostra.»
Sara gemeva e piangeva intorno al morso, spingendo indietro il bacino nonostante il dolore atroce. Il Padrone aumentò gradualmente il ritmo, sbattendola con forza sempre maggiore, schiaffeggiando l’altra natica e tirandole i capelli corti. Ogni stoccata faceva pulsare il marchio come se venisse marchiata di nuovo.
Il dolore si trasformò lentamente in un piacere oscuro e devastante. Sara venne per la prima volta con un urlo selvaggio, il corpo scosso da spasmi violenti, la figa che schizzava copiosamente sul tavolo sotto di lei.
Il Padrone continuò a fotterla senza pietà per lunghi minuti, cambiando angolazione, affondando fino alla base, ammirando il marchio fresco che brillava ogni volta che il suo bacino sbatteva contro la natica marchiata.
Alla fine, con un ringhio animalesco, le scaricò dentro fiotti abbondanti e densi di sperma caldo, riempiendola completamente mentre il marchio continuava a bruciare.
Rimase dentro di lei per quasi un minuto, poi rimise il grosso plug al suo posto, sigillando il suo seme dentro il culo marchiato.
Le tolse il morso. Sara aveva il viso distrutto: lacrime, mascara colato, rossetto sbavato. Eppure i suoi occhi brillavano di una sottomissione assoluta.
«Grazie, Padrone…» sussurrò con voce roca e spezzata. «Ora sono davvero tua… per sempre.»
Lui le accarezzò i capelli sudati e le baciò la nuca con possessione.
«Brava la mia barista marchiata. Domani lavorerai con questo simbolo che ti brucerà a ogni passo. E stasera dormirai con il plug dentro, sentendo la Fenice pulsare sulla tua carne come promemoria costante.»
Sara annuì debolmente, esausta, mentre il marchio fresco continuava a bruciare sulla sua natica destra come un fuoco eterno.
La Fenice era impressa. La sua sottomissione aveva raggiunto un livello irreversibile.
Disclaimer! Tutti i diritti riservati all'autore del racconto - Fatti e persone sono puramente frutto della fantasia dell'autore. Annunci69.it non è responsabile dei contenuti in esso scritti ed è contro ogni tipo di violenza!
Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
Voto dei Lettori:
8.7
Ti è piaciuto??? SI NO

Commenti per Barista Sottomessa 19 – Marchiatura a fuoco:

Altri Racconti Erotici in bdsm:




® Annunci69.it è un marchio registrato. Tutti i diritti sono riservati e vietate le riproduzioni senza esplicito consenso.

Condizioni del Servizio. | Privacy. | Regolamento della Community | Segnalazioni